Chernobil

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da Tempo Medico

RISCHIO NUCLEARE

Chernobyl 14 anni dopo

Il mostro è morto: l'impianto di Chernobyl, responsabile di uno dei più gravi incidenti nucleari della storia, ha chiuso definitivamente i battenti lo scorso 15 dicembre, tra cerimonie ufficiali e riprese televisive in puro stile sovietico.
Così, dopo più di 14 anni dalla fatidica notte del 26 aprile 1986, quando il reattore numero quattro si è letteralmente sciolto, rilasciando nell'aria una nube di isotopi radioattivi che per giorni ha infestato i cieli di tutta Europa e tutt'oggi continua a contaminare il terreno della Bielorussia e dell'Ucraina, l'ultimo reattore rimasto in funzione dei quattro originari è stato spento. E in condizioni di massima sicurezza, grazie ai sostanziosi contributi (oltre 700 milioni di dollari) garantiti da quaranta nazioni, fondi necessari per schermare con un sarcofago di cemento il cadavere dell'impianto in modo da impedire la continua fuoriuscita di radiazioni: quello costruito in tutta fretta dai sovietici subito dopo l'incidente, infatti, da anni fa acqua da tutte le parti.
Tutto a posto, allora? Il mondo intero, ma soprattutto le popolazioni ucraina e bielorussa, potranno tirare finalmente un sospiro di sollievo? La speranza è che sì, che da oggi l'incubo di impianti nucleari obsoleti e pericolosi, vere mine vaganti per tutta l'umanità, sia finito. E invece... Invece no: perché solo in Ucraina continueranno a funzionare una dozzina di centrali nucleari sorelle di quella di Chernobyl, mentre altre dello stesso tipo sono sparse nei territori dell'ex Unione Sovietica.
Queste mine, dunque, continueranno a vagare ancora per un bel po' di tempo. Anzi, la situazione è destinata addirittura a peggiorare, come avvertono dal Center for non proliferation studies dell'Institute of international studies di Monterey, in California. "Il ministro dell'energia atomica russo, Evgeny Adamov, sta sponsorizzando una legge che vuole affidare il controllo sugli impianti nucleari allo stesso ministero, sottraendolo al GAN, ossia l'ispettorato federale per la sicurezza nucleare, un ente indipendente. Si prospetta così un ritorno alla gestione dell'era pre Chernobyl, i cui risultati, purtroppo, si è avuto modo di sperimentare a fondo" sostengono sulle colonne dell'Internazionale Herald Tribune Cristina Chuen a Elena Sokova, ricercatrici dell'istituto californiano che tentano in questo modo di sensibilizzare i paesi occidentali rispetto a questo aspetto. "La creazione di un'agenzia di controllo per l'energia nucleare è stato uno dei frutti della nascente democrazia nell'ex Unione sovietica, nei primi anni novanta. Oggi il ministero dell'energia atomica tenta di riguadagnare potere. La scorsa estate ha ottenuto di impedire al GAN di interferire con le attività nucleari connesse a strutture militari, ora sta cercando di togliere al GAN qualsiasi giurisdizione anche sugli impianti civili. Cosìo, si arriverà all'assurdo di un ente che controllerà se stesso. Come dicono i russi, è come lasciare un lupo a guardia delle pecore".
Che non si tratti di un pericolo aleatorio è confermato dalle parole di Yuri Vishnevsky, presidente del GAN: "Lo scorso anno abbiamo tentato di far chiudere due reattori nucleari a plutonio vicino a Tomsk, in Siberia, perché non sicuri. Ma il Ministero dell'energia atomica, complice il governo, ha deciso di continuare a farli funzionare".
A meno di un intervento internazionale deciso che faccia pressione sui politici russi, e che magari garantisca cospicui (e controllati) finanziamenti per la costruzione di impianti più sicuri (o meglio, per la conversione ad altre forme di energia) il pericolo nucleare continuerà a stendere le sue nere ali sul mondo. Sommandosi ai disastri già prodotti finora, gli effetti che l'incidente nucleare peggiore della storia (si stima che siano state rilasciate 50 tonnellate di materiale radioattivo, equivalente a 10 esplosioni atomiche del tipo di quella avvenuta a Hiroshima) ha lasciato dietro di sé, in termini di salute umana e di contaminazione dell'ambiente.

LA SALUTE DOPO L'ESPLOSIONE

Trentuno morti subito in seguito all'incidente, centinaia di altri (in gran parte "liquidatori", ossia persone inviate sul luogo per tamponare il disastro) ricoverati in ospedale con i classici sintomi di malattia da radiazione, cinque milioni di persone, sparse sui territori delle Bielorussia dell'Ucraina e della Federazione russa, esposte al fallout radioattivo, costituito soprattutto dagli isotopi di iodio e cesio: sono le cifre brute dell'immediato dopo esplosione. Che però da sole non rendono conto della gravità della situazione. A questi casi infatti vanno aggiunte le migliaia di bambini che, dopo anni, sono stati colpiti da tumori della tiroide dovuti al contatto con lo iodio radioattivo, per non parlare delle ricadute a livello psicologico che tutta la popolazione coinvolta sta ancora scontando.
Per questo motivo Wilfried Kreisel, direttore esecutivo del Settore salute e ambiente dell'Organizzazione mondiale della sanità, ha dichiarato che "l'eredità di Chernobyl rimarrà con noi per lungo tempo sotto forma sia di malattie direttamente indotte dalle radiazioni sia di disturbi di origine psicosomatica".
Eppure, dopo la grande paura vissuta nei giorni e mesi immediatamente successivi all'incidente per i temuti effetti che la nube radioattiva avrebbe potuto produrre sugli altri paesi europei (due giorni dopo l'esplosione, la radio svedese annunciava che e in Italia c'è ancora chi ricorda lo stridio dei contatori geiger passati sui muri degli edifici in molte località italiane) il disastro di Chernobyl è stato cancellato dalle pagine dei giornali. Scomparso, se si fa eccezione per qualche inchiesta isolata. Soltanto i bambini ucraini ospitati presso famiglie italiane hanno continuato a ricordare, ogni estate, che un reattore nucleare è esploso liberando nell'aria il suo contenuto letale e che ancora c'è chi ne porta le conseguenze sulla propria pelle. Come ha ricordato il segretario generale delle Nazioni unite, Kofi Annan, in occasione del quattordicesimo anniversario dell'esplosione: "L'incidente di Chernobyl ha riguardato finora più di sette milioni di persone. Tre milioni di bambini oggi hanno bisogno di continue cure mediche, ma dovremo aspettare fino al 2016, al più presto, per capire il numero esatto di coloro che avranno sviluppato malattie causate dall'esplosione del reattore di Chernobyl".
"Non si hanno dati precisi sull'estensione dell'epidemia di cancro della tiroide" sostengono all'Istituto francese per la protezione e la sicurezza nucleare, che da anni si occupa delle conseguenze sanitarie di Chernobyl. "Si sa però che, a seconda delle aree, si osserva una moltiplicazione da 10 a 100 volte dell'incidenza di questo cancro tra i bambini, dove di norma questa malattia è molto rara". Dai dati raccolti presso il registro tumore di Minsk, in Bielorussia, si nota un aumento dei casi a partire dal 1991 nella fascia d'età tra i 15 e i 29 anni: queste persone dunque avevano tra i 10 e i 24 anni al momento dell'incidente.
Lo studio IPHECA, condotto sotto l'egida dell'OMS (pubblicato nel 1996, a dieci anni dal disastro) ha confermato che l'effetto più palese è l'aumento di casi di cancro della tiroide tra i bambini, mentre non ha rilevato aumenti statisticamente significativi di casi di leucemia tra la popolazione. "L'effetto di gran lunga più devastante dell'incidente" si legge nelle conclusioni del rapporto "è lo stress mentale causato dalla paura di possibili effetti deleteri delle radiazioni sulla salute".

ALTRO SPAURACCHIO: LA MISERIA

Oggi, l'ostacolo maggiore è però la povertà, che impedisce di dotare i presidi sanitari di attrezzature ad hoc: mancano persino i dosimetri per verificare la contaminazione radioattiva.
Esistono anche mezzi per tentare di detossificare gli alimenti: per ripulire il latte dai residui radioattivi basterebbe utilizzare uno specifico apparecchio separatore: ben pochi, però, lo possiedono: costa troppo. Così, i bambini continuano a bere latte contaminato pesantemente da cesio 137 e continueranno ad ammalarsi. Ed è proprio la contaminazione degli alimenti il rischio maggiore. Il biologo Yuri Bandazhevsky (un tempo direttore dell'Istituto medico di Gomel, da cui è stato espulso, poi messo in prigione e ora tenuto agli arresti domiciliari) ritiene di aver provato una relazione stretta tra quantità di cesio radioattivo presente nell'organismo dei bambini e la comparsa di malattie a carico del cuore, dei reni, del fegato.
Vassily Nesterenko, fisico di 66 anni che ha pagato con l'emarginazione e la perdita del lavoro il suo rifiuto di minimizzare l'incidente (come richiesto dai gerarchi dell'epoca) oggi è a capo di un'équipe che, grazie a donazioni estere, si occupa di tenere sotto controllo il livello di radioattività dei bambini bielorussi. "Si ritiene che i bimbi rischiano di ammalarsi con livelli di radioattività superiori ai 60 becquerel per chilogrammo di peso" dice Nesterenko, direttore dell'istituto indipendente Belrad di Minsk. "Nel villaggio di Sinitsa la media è di 110 becquerel; era 340 nel settembre 1998". Sinitsa si trova a un'ora di strada da Minsk, 350 chilometri da Chernobyl. Una distanza che ha fatto considerare per molto tempo l'area sicura. Non si era tenuto in conto che il vento, quel 26 aprile, spirava in quella direzione. In effetti, è la Bielorussia più che l'Ucraina, a essere stata investita dalla nube radioattiva.
Ma soprattutto, la chiusura del reattore non comporta automaticamente la scomparsa del rischio. "Ci vorranno più di 100 anni prima che il terreno, oggi letteralmente infarcito di cesio 137, ritorni coltivabile" sostengono gli esperti.
Nel frattempo, nelle aree contaminate la gente continua a vivere e a nutrirsi dei prodotti della terra. Addirittura, si invogliano gli abitanti di altre regioni dell'ex Unione sovietica politicamente instabili (come il Kazakistan) a colonizzare queste aree allettandoli con stipendi più alti.

CHERNOBYL E L'ECONOMIA UCRAINA

Infine, c'è un altro aspetto non trascurabile che nessuno, per il momento, ha voluto affrontare in maniera concreta, in termini di aiuti economici: e cioè l'enorme difficoltà in cui verrà a trovarsi un paese che, oggi, affida a quello che è rimasto di Chernobyl circa il 50 per cento della propria sopravvivenza energetica: che cosa accadrà quando l'interruttore verrà staccato? Come faranno gli ucraini, una popolazione in cui oggi il salario medio di un operaio non supera qualche dollaro al mese, a garantirsi un'esistenza dignitosa? Una speranza risiede nel gas naturale di provenienza russa, ma i suoi prezzi esorbitanti sono troppo al di là delle possibilità delle casse del governo ucraino. Chi interverrà?
 
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